Ero roccia ora sono montagna

Un libro di Nasim Eshqi (con Francesca Borghetti)

Una testimonianza che lascia il segno

Il libro Ero roccia ora sono montagna è molto più di un’autobiografia: è una testimonianza politica, spirituale e umana, un grido potente per la libertà, narrato con la voce autentica di una donna che ha sfidato il regime iraniano sin dalla giovane età.

Nasim Eshqi, nata a Teheran nel 1982, racconta una vita di disobbedienza civile, di scalate fisiche e simboliche, di lotta e resistenza quotidiana.

Già da ragazza, per poter praticare sport e muoversi in libertà, si vestiva da maschio: capelli corti, vestiti larghi, atteggiamenti “da uomo” per passare inosservata nella società patriarcale. Questa mimetizzazione era una strategia di sopravvivenza, non solo una forma di ribellione.

Nel suo percorso iniziale, Nasim si avvicina alla alla kickboxing, disciplina che pratica a livello agonistico, diventando dieci volte campionessa nazionale.

Ma è nel free climbing che trova la sua vocazione più profonda: la parete nuda diventa la sua forma più pura di resistenza e libertà.

La polizia morale: un nemico quotidiano

Uno degli aspetti più crudi del libro è la descrizione della polizia morale iraniana, o Gasht-e Ershad. Questo corpo è incaricato di far rispettare le norme islamiche, in particolare quelle legate all’abbigliamento femminile e alla separazione dei sessi. Per una donna sportiva, che sfidava apertamente queste regole, lo scontro con la polizia morale era quotidiano.

Nasim racconta episodi in cui veniva fermata per come portava il velo, per i pantaloni aderenti, o anche solo per il fatto di camminare da sola. Qualsiasi gesto fuori dallo schema patriarcale era punibile. Il suo stesso corpo, forte e allenato, era visto come una minaccia.

Tutto questo la portava a cercare rifugio nella natura, tra le montagne, dove la presenza dello Stato era più debole. È in questi spazi remoti che ha potuto respirare, arrampicare, e – soprattutto – insegnare ad altre donne a farlo.

Il Damavand: una vetta di libertà

Una parte centrale del racconto è ambientata sul Damavand, la montagna più alta dell’Iran (5.610 m), un antico vulcano che domina l’orizzonte a nord-est di Teheran. In un Paese dove le donne non possono nemmeno allenarsi liberamente, Nasim ha aperto vie di arrampicata sul Damavand e ha organizzato gruppi clandestini per insegnare ad altre ragazze a scalare.

Quelle giornate passate tra le rocce, sotto il sole cocente o nella neve, diventano momenti sacri, riti di passaggio per sé e per le sue allieve. Senza velo, senza guardie, senza imposizioni, le donne tornano a essere corpo, respiro, volontà.

Il punto di rottura: Mahsa Amini e la rivolta

Il libro si fa ancora più potente quando affronta i fatti del 2022: la morte di Mahsa Amini, arrestata e uccisa dalla polizia morale per un velo “non conforme”, segna una svolta. Nasim si espone pubblicamente, racconta sui social la repressione delle proteste, sostiene il movimento “Donna, Vita, Libertà”, fino a essere costretta all’esilio in Italia.

La narrazione diventa così non solo autobiografica, ma collettiva. La voce di Nasim si unisce a quella di tante attiviste – come Masih Alinejad, Narges Mohammadi, Atena Daemi – tutte impegnate a denunciare il regime e a difendere i diritti delle donne.

La scalata come metafora di emancipazione

Il titolo stesso – Ero roccia ora sono montagna – è una metafora potente: da corpo che resiste a entità che si erge. La montagna diventa simbolo di identità, crescita e resistenza. La scalata non è un’attività ricreativa: è un atto di liberazione, di riappropriazione del proprio corpo.

Nel corso della sua carriera, Nasim ha aperto oltre cento nuove vie di arrampicata in Iran, Armenia, Georgia, India ed Europa. Ha scelto di insegnare e trasmettere, anche in condizioni pericolose, perché “una donna libera può insegnare ad altre cento donne a esserlo”.

Una narrazione rapida e intensa

Il libro è composto da capitoli brevi, quasi schegge di memoria, e si legge come un diario verticale. Non c’è retorica, né autocommiserazione: è una voce che racconta con forza e consapevolezza. Francesca Borghetti, documentarista e coautrice, contribuisce con una narrazione che amplifica la protagonista senza appesantirla.

A chi è rivolto questo libro?

Questo libro è per chi vuole capire cosa significa essere donna in un regime che reprime ogni forma di individualità. È per chi cerca storie vere di coraggio, per chi ama la montagna come simbolo di resistenza, e per chi non accetta l’idea che il silenzio sia l’unica forma di sopravvivenza.

Ero roccia ora sono montagna è un libro necessario: una testimonianza limpida e potente sull’arrampicata femminile e sulla libertà delle donne in Iran. Non è solo il racconto di una vita straordinaria, ma anche un manifesto di emancipazione che arriva da un Paese lontano e ci interpella da vicino.

Nasim Eshqi ci mostra che la libertà non si regala né si ottiene per decreto: si conquista, come una parete verticale, passo dopo passo, scelta dopo scelta. E anche quando si è costrette a fuggire, la montagna resta dentro.

 

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