Primo Soccorso in montagna

Come comportarsi in caso di emergenza

Una giornata in montagna può trasformarsi rapidamente, anche per i più esperti: un’escursione serena può diventare una corsa contro il tempo a causa di un infortunio, di un malore improvviso, di un cambio repentino del meteo o della perdita dell’orientamento.

Un piccolo errore, una distrazione o una condizione meteo sottovalutata possono diventare cause di incidenti.

Per questo motivo, conoscere le basi del primo soccorso in ambiente montano non è solo utile: è fondamentale.

Saper gestire un'emergenza non significa “fare il medico”, ma sapere come comportarsi con lucidità, proteggere se stessi e il gruppo, e allertare correttamente i soccorsi.


Il Soccorso Alpino: una storia di passione, competenza e volontariato

Quando si parla di emergenze in montagna, si pensa subito al CNSAS – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, la realtà italiana che da oltre 70 anni rappresenta la prima linea nei soccorsi in ambiente impervio.

Fondato nel 1954 come organo tecnico del Club Alpino Italiano, il Soccorso Alpino è oggi un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale.

Gli operatori del CNSAS sono tutti volontari altamente specializzati, che affiancano alla loro attività quotidiana una formazione rigorosa e continua: tecniche di salvataggio in parete, valanghe, soccorso medico, elisoccorso, orientamento, comunicazione d’emergenza.

Nel loro organico ci sono alpinisti, guide alpine, medici, infermieri, tecnici del volo, tutti addestrati ad operare in qualsiasi condizione: di notte, sotto una tormenta, su pareti verticali o in grotte profonde.

Ogni anno, il Soccorso Alpino effettua interventi in tutta Italia, spesso in situazioni critiche e con tempi di intervento estremamente rapidi, nonostante le difficoltà logistiche.

Questi uomini e donne non vengono retribuiti per i loro interventi: scelgono di esserci, sempre, perché credono nel valore della vita e nella cultura della montagna.


Le particolarità del soccorso in montagna

Chi presta soccorso in ambiente alpino o escursionistico si trova ad affrontare situazioni ben diverse rispetto a un contesto urbano o pianeggiante.

Le comunicazioni possono essere intermittenti o del tutto assenti, rendendo difficile anche una semplice chiamata al 112.

Il terreno spesso accidentato o esposto può rallentare l’arrivo dei soccorritori e complicare la gestione di un ferito sul posto.

Le condizioni meteorologiche possono cambiare bruscamente, passando da sereno a nebbia fitta o temporali violenti, ostacolando le operazioni. Inoltre, l’ambiente naturale stesso può rappresentare un rischio per il gruppo, tra pareti scoscese, nevai, crepacci o vegetazione fitta.

Tutto questo comporta tempi di attesa più lunghi rispetto a un’ambulanza in città, durante i quali il gruppo deve saper mantenere la calma, proteggere l’infortunato e comunicare in modo efficace con i soccorsi.

Ogni anno il Soccorso Alpino italiano interviene in migliaia di situazioni, la maggior parte dei casi riguarda escursionisti con lesioni lievi, come distorsioni, ferite superficiali o sfinimento, ma anche interventi  riferiti a feriti gravi o a situazioni di pericolo di vita, dove ogni minuto è prezioso.


Prima regola: proteggere sé stessi e il gruppo

Quando si verifica un infortunio:

  • Blocca immediatamente l’escursione.
  • Valuta l’ambiente: sei in una zona sicura? Un soccorritore che si fa male diventa un problema in più.
  • Assicurati che nessuno sia in pericolo imminente (crolli, animali, slavine, ecc.).

Mai agire d’istinto. Osserva, respira, decidi.


Intervenire sull’infortunato: cosa fare

Dopo aver verificato la sicurezza del luogo in cui è avvenuto l'incidente:

  1. Indossa i guanti (che devono essere sempre presenti nel kit di primo soccorso).
  2. Verifica le condizioni generali della persona: coscienza, respiro, reattività, dolore, mobilità.
  3. Proteggi l’infortunato in base all’ambiente: se è esposto al freddo o al sole intenso, utilizza un telo termico per isolarlo termicamente.
  4. In caso di trauma alla colonna, evita qualsiasi movimento del rachide cervicale.
  5. Non cercare di fare manovre avanzate se non sei formato: meno è meglio, purché sia fatto con criterio.
  6. Se ne sei capace, metti in atto la procedura di primo soccorso BLS (Basic Life Support), che si applica solo in caso di una persona incosciente, priva di risposta sia al richiamo verbale che agli stimoli tattili.

GeoResQ: il tuo alleato invisibile in caso di emergenza

GeoResQ è un'applicazione sviluppata dal Club Alpino Italiano (CAI) in collaborazione con il CNSAS – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

Offre localizzazione in tempo reale, tracciamento del percorso e, soprattutto, invio automatico di allarmi geolocalizzati in caso di emergenza.

▶ Come funziona:

  • Scarica l’app, registrati e attiva il tracciamento.
  • Premi il pulsante SOS per inviare una richiesta di aiuto con posizione GPS e dati personali.
  • L’app è gratuita

Ma attenzione: GeoResQ non sostituisce la chiamata diretta al 112 o al 118. Serve come supporto e integrazione.


Chiamare i soccorsi in modo efficace: ogni secondo conta

Quando si contatta il numero di emergenza, 118 o 112, è fondamentale comunicare in modo chiaro, calmo e completo.

Ogni informazione trasmessa correttamente ai soccorritori può ridurre i tempi di intervento e aumentare le probabilità di successo dell’operazione. Non bisogna lasciarsi prendere dal panico: essere veloci ma lucidi è la chiave.

Lasciati intervistare con attenzione dall’operatore: ogni domanda che ti viene posta ha un significato preciso, spesso legato a procedure tecniche e protocolli di intervento. Rispondi con calma indicando:

  • Chi sei
  • Dove ti trovi (con coordinate GPS, se possibile)
  • Cosa è successo
  • Le condizioni dell’infortunato

Se ti trovi in montagna o in grotta, ricordati di richiedere esplicitamente l’attivazione del Soccorso Alpino (CNSAS).

Dopo la chiamata, è essenziale lasciare il telefono libero: i soccorritori avranno bisogno di richiamarti per ottenere aggiornamenti o fornire istruzioni aggiuntive. Anche i telefoni degli altri membri del gruppo, se presenti, devono rimanere disponibili per lo stesso motivo.

Una comunicazione precisa è già il primo passo del soccorso.


Come comunicare con l’elicottero di soccorso

Quando un elicottero del Soccorso Alpino si avvicina, è fondamentale segnalare la propria posizione in modo chiaro e sicuro.

Se sei tu ad aver richiesto il soccorso, fermati in un punto ben visibile, con il vento alle spalle, e adotta la posizione internazionale di segnalazione: braccia alzate a formare una 'Y' per indicare che hai bisogno di aiuto; in alternativa, alza un braccio e abbassa l’altro per comunicare che non serve assistenza.

Non correre verso l'elicottero e non muoverti in modo disordinato. Indossa, se possibile, indumenti dai colori vivaci e tieni liberi eventuali spazi adatti all'atterraggio.

Blocca oggetti che potrebbero essere sollevati dal vento (zaini, bastoncini, teli, corde). In caso di gruppo, una sola persona si occupa della comunicazione, gli altri si allontanano in sicurezza.

Durante l'avvicinamento e soprattutto dopo l'atterraggio, è assolutamente vietato avvicinarsi all'elicottero senza il chiaro segnale del tecnico dell'elisoccorso.

Non bisogna mai avvicinarsi da dietro: le pale del rotore di coda sono pericolosissime e spesso invisibili. Avanza sempre frontalmente e solo quando autorizzato.


I principali problemi in escursione e come reagire

Colpo di calore e sfinimento

  • Sintomi: confusione, nausea, crampi, sudorazione eccessiva.
  • Azioni: riposo all’ombra, rimuovere indumenti, idratazione con zuccheri, impacchi freddi con ghiaccio secco istantaneo su polsi, inguine e collo.

Ipotermia

  • Si manifesta anche sopra lo zero in presenza di vento, pioggia e abiti bagnati, la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°, si sviluppa in modo progressivo e diventa particolarmente pericolosa quando la temperatura corporea scende al di sotto dei 30°.
  • Azioni: coprire l’infortunato, rimuovere vestiti bagnati, somministrare liquidi caldi se cosciente.
  • Mai somministrare alcolici, NON frizionare le estremità (mani e piedi).

Distorsione

  • Applicare ghiaccio per ridurre gonfiore e dolore.

  • Proteggere la zona interessata.

  • Valutare la gravità (può esserci rottura dei legamenti).

  • Se necessario, interrompere l’attività e immobilizzare.

  • Non sottovalutare: una distorsione può essere grave.

  • Evitare sforzi o movimenti sull’articolazione colpita.

Lussazione

  • Immobilizzare l’arto nella posizione trovata.

  • Non tentare mai di rimettere in sede l’articolazione.
  • Non forzare alcun movimento.

Frattura

  • Immobilizzare la zona, bloccando le articolazioni a monte e a valle.

  • Usare strutture rigide (bastoncini, legni) con imbottiture morbide (ad es. garze)

  • Fasciare con bende elastiche (compressione leggera).

  • Se frattura esposta: disinfettare prima di immobilizzare.

  • Chiamare i soccorsi.

Morso di vipera

  • Mantenere la persona calma e immobile
  • Disinfettare la zona con acqua ossigenata (H₂O₂).
  • Applicare un bendaggio linfatico (non un laccio emostatico!), per rallentare la diffusione del veleno nei linfonodi.
  • Se disponibile, applicare ghiaccio (ma non direttamente sulla pelle).
  • Chiamare subito i soccorsi
  • Non succhiare il veleno.
  • Non praticare incisioni sulla pelle.
  • Non somministrare sieri o farmaci se non autorizzati da personale medico.

Vesciche e scottature

  • Vesciche: bucarle solo se gonfie, con ago sterile.
  • Scottature: acqua fredda, crema doposole. Occhiali da sole con filtro UV 100% indispensabili ad alta quota.

Morso di Zecca

  • Asportare la zecca con una pinzetta, afferrandola il più vicino possibile alla pelle.

  • Rimuoverla con un movimento lento e antiorario (senza schiacciarla).

  • Dopo la rimozione, disinfettare la zona con acqua ossigenata (H₂O₂).

  • Osservare nei giorni successivi la comparsa di eventuali sintomi (es. arrossamenti estesi, febbre, stanchezza).

  • Consultare un medico se compaiono segni sospetti.

  • Non schiacciare la zecca con le dita.

  • Non usare sostanze come olio, alcol, acetone o fuoco per rimuoverla (possono stimolare la zecca a rigurgitare).

  • Non rompere la zecca durante l’estrazione: la testa deve uscire interamente.

  • Non assumere antibiotici o altri medicinali preventivamente senza indicazione medica


Il kit di primo soccorso da portare sempre con sé

Peso indicativo del kit di primo soccorso: 700-800 g. Contenuto consigliato:


Conclusione

Fare escursionismo in sicurezza non significa eliminare ogni rischio, ma essere pronti ad affrontarlo con lucidità e strumenti adeguati.

La montagna è bellissima, ma richiede rispetto, conoscenza e responsabilità.

Preparare lo zaino con un buon kit di primo soccorso, essere adeguatamente equipaggiati, saper leggere i segnali del corpo e sapere quando e come chiedere aiuto, sono atti di consapevolezza che fanno la differenza tra un’esperienza da raccontare e un incidente evitabile.

Per approfondimenti: visita il sito ufficiale del Soccorso Alpino - CNSAS

 

Disclaimer:
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo e generale. Non intendono in alcun modo sostituire il parere, la diagnosi o il trattamento medico di personale sanitario qualificato. In caso di infortunio o emergenza, è sempre necessario rivolgersi a professionisti del settore o contattare i servizi di emergenza.

 

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