Ad agosto ho avuto il piacere di partecipare al Festival della Letteratura “Libri ad Alta Quota” di Leonessa, dove ho incontrato Federica Mingolla insieme al celebre climber Manolo. È stata una serata intensa, condotta con garbo e competenza da Pino Calandrella, architetto, Istruttore Nazionale di Alpinismo e direttore della Scuola “Franco Alletto” del CAI di Roma, che ha intervistato Federica con grande sensibilità, accompagnando il pubblico tra immagini, video e riflessioni vertiginose sul tema della montagna.

Lei ha raccontato al pubblico la sua storia di atleta e di guida alpina con una semplicità disarmante, rispondendo con disponibilità e autenticità alle domande dei presenti. È stato un momento che ha lasciato un segno e che ha dato un senso ancora più profondo alla lettura del suo libro.
Fragile come la roccia, pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2023, è l’esordio letterario di Federica Mingolla.
Nove racconti autobiografici che non si limitano a ripercorrere le imprese sportive di una delle arrampicatrici italiane più forti, ma che usano la roccia come linguaggio e metafora. Il libro parla di amore e di amicizia, di forza e di fragilità, di scelte e di cadute, trasformando la montagna in un palcoscenico dove ogni appiglio diventa occasione di riflessione. È significativo il tono dato dall’autrice con una frase che attraversa tutto il volume:
“Spero di ricordarmi sempre che non siamo rocce… Siamo fragili e mortali”.
Non un proclama retorico, ma una dichiarazione di poetica.

Il testo non è una semplice raccolta di relazioni alpinistiche. Gli episodi selezionati diventano racconti esemplari, capaci di parlare a un pubblico che non necessariamente deve conoscere il linguaggio dell’arrampicata. Federica riesce a tradurre in parole l’esperienza fisica e mentale della scalata senza mai cadere nell’autoreferenzialità. La prefazione di Manolo suggella il legame ideale tra generazioni diverse, tra chi ha fatto la storia dell’arrampicata e chi oggi la sta scrivendo con una voce nuova.

Federica Mingolla, torinese classe 1994, nasce come atleta da competizione indoor. Ben presto, però, decide di lasciare quel mondo per dedicarsi alle grandi pareti, all’arrampicata trad e all’alpinismo. È guida alpina in Valle d’Aosta, ambasciatrice La Sportiva e protagonista di prime femminili storiche, come la salita di Attraverso il Pesce in Marmolada. Ha lasciato il segno anche su itinerari simbolici come Tom et Je Ris nel Verdon e Digital Crack sul Monte Bianco, e ha partecipato a spedizioni extraeuropee. La sua biografia sportiva non è un dettaglio marginale, ma la cornice che rende autentico il racconto di ciò che vive e scrive.
Nel libro il tema centrale è la fragilità, intesa non come debolezza ma come consapevolezza dei propri limiti. Federica non ha paura di raccontare il dolore, la perdita, i tradimenti, le ferite personali che hanno segnato il suo percorso. Le pagine che parlano della morte di un amico o della fatica di ricominciare sono tra le più intense, perché mostrano quanto la montagna sia solo uno dei tanti scenari in cui si gioca la partita della vita. L’arrampicata diventa il filo rosso che lega esperienze intime e universali, in cui ogni diedro o fessura assume un valore simbolico.

Lo stile è semplice e diretto, con una prosa colloquiale che evita manierismi e tecnicismi eccessivi. Il racconto procede tra scene di parete e riflessioni personali, con un ritmo che resta sempre accessibile. Non serve conoscere i gradi di difficoltà per sentirsi coinvolti, perché il cuore del testo non è la prestazione sportiva ma l’esperienza umana che la accompagna. Il risultato è un libro che parla tanto agli appassionati di montagna quanto a chi cerca storie di autenticità e resilienza.
Mingolla si racconta senza maschere, non costruisce un personaggio eroico ma restituisce la complessità di una donna che ha imparato a trasformare le cadute in nuove partenze. Alcuni passaggi avrebbero meritato uno sviluppo maggiore, ma sono dettagli che non intaccano la qualità complessiva di un esordio narrativo maturo. È un libro che lascia spazio al respiro e che dimostra come l’arrampicata possa essere molto più di uno sport: un modo di stare al mondo.
Fragile come la roccia è disponibile in libreria e online, in edizione cartacea ed ebook. Con le sue 191 pagine, è un compagno di lettura che invita a fermarsi e a riflettere, un racconto autobiografico che restituisce la dimensione umana dell’alpinismo.

La presentazione di Leonessa è stata per me un’esperienza che ha dato volto e voce al libro. Vedere Federica sul palco insieme a Manolo, ascoltarla mentre raccontava il passaggio dall’agonismo all’alpinismo, percepirne la disponibilità e la sincerità, ha reso più chiaro il senso profondo di ciò che avevo appena letto.
Non era solo la protagonista di un volume, ma una donna capace di comunicare con naturalezza la sua passione e la sua vulnerabilità. Il dialogo condotto da Pino Calandrella ha saputo far emergere la sua autenticità, e le domande del pubblico hanno contribuito a creare un clima di vicinanza che raramente si respira in eventi di questo tipo. È stato un momento che ha reso evidente come dietro ogni libro ci sia sempre una persona, e che in questo caso quella persona sia davvero speciale.

