
Immagina di partire dal borgo più alto del Lazio, Guadagnolo (1.218 m), dove le case sembrano aggrappate alla pietra e lo sguardo si perde fino a Roma.
Qui, sui Monti Prenestini, la natura conserva ancora un equilibrio raro: boschi di faggi, crinali battuti dal vento e antiche vie di pellegrinaggio.
Da questo piccolo balcone sul mondo inizia un anello panoramico che tocca le cime del Monte Cerella (1.205 m), del Monte Vincenzo (1.144 m) e infine la Spina Santa (1.060 m), un affioramento roccioso che offre uno dei punti di vista più suggestivi dell’intera catena.

Man mano che lasci Guadagnolo e inizi a camminare in cresta, il panorama si apre come un sipario. Ai tuoi piedi, la Valle dell’Aniene e quella del Sacco; in lontananza i profili degli Ernici, dei Lepini e dei Simbruini.
Nelle giornate terse, la vista spazia fino ai Colli Albani, al Monte Gennaro e perfino alla sagoma della Vela di Calatrava a Tor Vergata.
Il sentiero, contrassegnato da bandierine bianco-rosse, attraversa arbusti e rovi di more: spine, foglie e frutti neri che maturano al sole. Fermarsi a raccoglierne qualcuna diventa un gesto semplice ma carico di senso — come se la natura offrisse una piccola ricompensa per la fatica del cammino.
Camminando tra querce, cerri e faggi, la cresta regala momenti di puro silenzio, interrotti solo dal fruscio del vento e dal canto dei rapaci che sorvolano le vallate sottostanti.
Quando arrivi alla Spina Santa, il paesaggio si fa quasi vertiginoso. Sei su un balcone naturale che divide cielo e terra: davanti la valle ampia e luminosa, dietro le creste che hai appena percorso.
L’aria qui è diversa — sottile, viva, capace di cancellare ogni pensiero. È il punto ideale per una pausa o un pranzo al sacco, con una vista che abbraccia tutto il Lazio centrale.

al crinale, il percorso scende dolcemente fino a intersecare il Sentiero naturalistico “Danilo Restaneo” (Way n. 13), che penetra in un bosco fitto e conduce al cuore spirituale di questo itinerario: il Santuario della Mentorella.
Arroccato su uno sperone di roccia, a 1.018 metri di quota, il santuario è uno dei luoghi di culto più antichi d’Italia, secondo la tradizione fondato dall’imperatore Costantino nel luogo della conversione di Sant’Eustachio.
Abbandonato nel XIV secolo e restaurato nel 1680 dal gesuita Athanasius Kircher, oggi è custodito dalla Congregazione della Resurrezione. All’interno si trovano frammenti di mosaici cosmateschi e un’antica statua lignea della Vergine (XII secolo).
Fu qui che Karol Wojtyła, molto prima di diventare papa, veniva a meditare e a camminare sui sentieri che oggi portano il suo nome.
La frase che amava ripetere —
“E quando le vostre gambe saranno stanche, camminate con il cuore”
— sembra scritta per questo luogo.
Dopo la visita al santuario e alla grotta di San Benedetto, un’ultima salita riporta verso Guadagnolo. Il borgo, con le sue viuzze di pietra e la statua del Redentore che domina la vetta, accoglie l’escursionista con la quiete di chi vive in armonia con le stagioni.

Vale la pena fermarsi in una delle trattorie tipiche per assaggiare formaggi locali, salumi e piatti caserecci che profumano di montagna.
Questo escursione racchiude in pochi chilometri tutto il senso del camminare: la fatica e la scoperta, il silenzio e la contemplazione, la bellezza dei panorami e la forza dei luoghi spirituali.

Pochi posti, a così poca distanza da Roma, riescono a unire natura selvaggia, storia e misticismo come il percorso da Guadagnolo alla Spina Santa e alla Mentorella — un cammino sospeso tra cielo e roccia, dove ogni passo riconnette al ritmo più autentico della montagna.
Dati dell'escursione
Partenza/Arrivo: Guadagnolo (1.218 m)
Tappe principali: Monte Cerella (1.205 m) – Monte Vincenzo (1.144 m) – Spina Santa (1.060 m) – Santuario della Mentorella (1.018 m)
Tipo di percorso: ad anello
Lunghezza: circa 9 km
Dislivello complessivo: ±400 m
Difficoltà: E (escursionistico, adatto a tutti)
Segnaletica: bianco-rossa CAI / Way 13 e 15
Periodo consigliato: primavera e autunno
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